Via Ferrata Castel Medusa, divertimento ed emozioni assicurate

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Sfida, divertimento e voglia di mettersi in gioco! In una domenica grigia e nuvolosa non c’è niente di meglio che avventurarsi in una Via Ferrata, come quella del Castel Medusa.


VIA FERRATA CASTEL MEDUSA, SAMUGHEO

Avete presente quel momento in cui ti svegli la mattina e decidi che la tue giornate devono prendere una piega diversa? Quando hai voglia di metterti alla prova, di superare alcune delle tue paure, di iniziare a scoprire nuove esperienze e farne un piccolo tesoro?

Ecco, questo è esattamente ciò che ho iniziato a fare da qualche settimana a questa parte: provare di tutto, sconfiggere quella monotonia che – fuori dai viaggi eh – rende la vita grigia e spenta e accumulare nuove avventure che mi spronano a dare sempre di più. No, non è uno dei tanti propositi per il nuovo anno ma un obiettivo di vita che coniuga la natura con il divertimento e la voglia di scoprire i tanti altri posti che rendono la Sardegna meravigliosa!

A novembre ho provato l’ebrezza di essere letteralmente inghiottita da Su Gorroppu, uno dei canyon più grandi d’Europa, e ieri mi sono trovata aggrappata ad una fune lungo le pareti rocciose che reggono la roccaforte del Castel Medusa, per provare la mia prima Via Ferrata, tra la natura selvaggia che contraddistingue l’entroterra sardo e i suggestivi panorami avvolti da una leggera nebbiolina.

Dopo la sveglia alle prime luci del mattino e un’oretta scarsa di macchina, raggiungo assieme a due amiche il Rifugio Castel Medusa, a undici chilometri da Samugheo, punto d’incontro con la guida. Dopo un caffè al caldo e aver infilato l’imbracatura iniziamo la nostra camminata per raggiungere la Via Ferrata, scendendo dapprima lungo una larga strada da cui si gode la vista sul castello sottostante e successivamente addentrandoci nel bosco e percorrendo uno stretto sentiero che ci conduce sempre più in basso tra le montagne.

In dieci minuti ci troviamo avvolti dal silenzio, ai piedi dell’alta parete rocciosa sul quale si erge il castello e con una spettacolare vista sul fiume Araxisi, che scorre impetuoso sotto di noi. Nonostante la cappa di nuvole e il freddo di dicembre, la camminata ci ha riscaldato e i giubbotti perdono subito la loro funzione, venendo infilati nei piccoli zaini.

Mi sistemo il casco e mi allaccio la gopro al petto, pronta a vivere questa nuova esperienza! L’ho già detto che soffro un poco di vertigini?

Dopo una breve spiegazione su come funziona l’attrezzatura e su come ci dobbiamo spostare, aggancio i moschettoni alla corda rigida attaccata alla parete rocciosa e inizio l’avventura scalando le prime rocce e proseguendo su un stretto sentiero a strapiombo sul fiume. Il primo tratto è relativamente facile – anche per me che non ho mai provato quest’esperienza prima d’ora – e tra commenti divertenti sul fatto che non siamo propriamente agili e allenate, riusciamo a superare senza difficoltà il percorso.

Tra rocce e piccoli pezzi dove il sentiero si fa a poco a poco più stretto e scivoloso, vista la presenza del fango ancora fresco, raggiungo un punto dove non vi sono più appigli per i piedi e sotto istruzioni della guida attacco il terzo moschettone più corto e rigido, appendendomi così alla parete. Ci muoviamo lenti, cercando di inserire i piedi nelle scanalature naturali della roccia per darci una spinta in più, usando il meno possibile le braccia che ci sarebbero servite poi per il passaggio successivo.

Le vertigini? Niente di niente. Sotto di me il vuoto e davanti a me la roccia, ma quelle non si sono proprio fatte sentire, tanto che sono arrivata alla conclusione che le vertigini si manifestano solo quando devo attraversare cose sospese e ponti di vetro – come quando ho pagato per salire sullo Sky Walk, il ponte trasparente sospeso sul Grand Canyon, e sono rimasta vicino all’ingresso senza riuscire a muovere qualche passo il più – oppure che dipende dalla compagnia con cui sto! Voi che dite?

Sta di fatto che attaccata alla corda, con la punta dei piedi sulla roccia e le mani libere lungo i fianchi sono rimasta a godermi il paesaggio e a scattare tante foto, circondata dal silenzio della natura che mi ha conquistata subito. La libertà che si respira durante quest’esperienza non trova parole per essere descritta; la fiducia è tutto e senza di essa non si riesce ad andare avanti e a proseguire il percorso. Tutto sta nel fidarsi di se stessi, della corta e dell’imbracatura e lasciar andare ogni paura!

Dopo dieci minuti ferma sul tratto in orizzontale arriva la parte più difficile, dove il percorso prosegue verso l’alto lungo la roccia. Non essendo allenata e non avendo molti muscoli nelle braccia – per farvi capire, non riesco neppure a fare una flessione! Nemmeno una – la salita si fa alquanto bizzarra e divertente, tanto che non riesco a tirarmi su con il peso per mettere il piede nel primo gradino! Mi sento quasi come un bradipo che non riesce a fare nessun passo e immaginandomi la scena vista dall’esterno non mi resta che ridere e sperare di riuscire a sbloccare la situazione!

Fortuna che la guida alle mie spalle prende una fune, me l’aggancia in vita e tirando l’altra estremità mi leva qualche kg, permettendomi così di sollevarmi verso l’appiglio più vicino. Da qui è un susseguirsi di gradini in ferro a cui attaccare il moschettone e proseguire verso l’alto, fino ad arrivare all’ingresso della gola che prende il nome di Buco della Chiave, per via della perfetta forma di serratura. Faccio l’ultimo gradino che sono senza fiato e priva di forze!

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La grotta, stretta quasi quanto la sagoma di una persona, riporta nel bosco e questa volta la parete rocciosa si trova sulla nostra sinistra. Continuiamo a girare in tondo, salendo sempre di più, fino a giungere all’ultimo pezzo della Ferrata, proprio ai piedi del castello.

Tra fango fresco e rocce scivolose mi aggrappo lungo la corda e con le ultime forze rimaste sulle braccia riesco a raggiungere il sentiero.

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In dieci minuti ritorniamo al Rifugio, non prima però di aver scorto il panorama dei monti avvolti dalla nebbia, che preanuncia l’arrivo della pioggia, e qui finiamo il pomeriggio attorno al fuoco a gustarci il pranzo tra chiacchierate e risate, in un’atmosfera rilassante.

Che dire, un’esperienza che merita veramente e che fa scoprire luoghi della Sardegna, i quali con una semplice camminata sono difficili da vedere! Ovviamente non mi voglio fermare e ho già in mente la prossima Via Ferrata, quale sarà secondo voi?

 

COME RAGGIUNGERE LA VIA FERRATA CASTEL MEDUSA

Sulla Strada Provinciale 38, la quale collega Samugheo ad Asuni, al km 4 si trova l’ingresso per la strada che conduce al Rifugio, segnalata da un piccolo cartello marroncino con su scritto ‘Rudere Castel Medusa’ (venendo da Samugheo la strada si trova sulla sinistra). Si imbocca la via e si prosegue per cinque km lungo una strada stretta, che nell’ultimo tratto costeggia il dirupo.